Il potere di ascoltare la propria essenza: esplorare il proprio scopo con Kathi Rüd
Fin dal suo primo incontro con lo yoga, Kathi Rüd percorre un profondo cammino di scoperta di sé. La sua vita, segnata dallo sport ad alto livello e dal mondo aziendale, l'ha portata a cercare qualcosa di più profondo: uno spazio di connessione con se stessa e con gli altri.
In questa intervista, Kathi condivide la sua visione dell'autenticità, della gratitudine e della libertà interiore. Entriamo nella sua filosofia di vita, scopriamo come lo yoga possa diventare uno strumento di guarigione ed esploriamo il concetto di eredità e il suo impatto sul mondo.
Scopri come semplicità, scopo e presenza possano trasformare il tuo sguardo e aiutarti a vivere con più pace e pienezza.
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Com'è stato il tuo primo incontro con lo yoga e che impatto ha avuto sulla tua vita?
È stato un momento unico, quasi magico. Avevo 11 o 12 anni quando ho seguito la mia prima lezione di yoga. Quello che ricordo di più è la fine della sessione: ho aperto gli occhi e ho visto la luce morbida entrare da una finestra enorme, illuminando la sala in un modo che sembrava trasformare tutto intorno a me. Era come se il mondo fosse cambiato all'improvviso, come se ogni cosa brillasse di un'energia nuova.
Quel momento mi ha segnata profondamente, perché mi ha fatto provare qualcosa che non avevo mai sperimentato: una connessione assoluta con il presente, una sensazione di pienezza e di pace che mi è rimasta dentro. Anche se per anni la mia vita ha ruotato attorno alla pallavolo, sono sempre tornata allo yoga. Era il luogo in cui tornavo quando avevo bisogno di un momento per me, un rifugio in cui potevo sentirmi davvero a casa dentro di me.
Con il tempo quella connessione iniziale si è evoluta e lo yoga è passato da pratica occasionale a pilastro fondamentale della mia vita, lo spazio in cui mi connetto davvero con la mia essenza.
Lo yoga [...] mi ha fatto provare qualcosa che non avevo mai sperimentato: una connessione assoluta con il presente.
Pratica con Kathi Rüd a Casa Kavi
Il tuo percorso è passato dallo sport ad alto livello al mondo aziendale e da lì allo yoga. Come hai vissuto questa trasformazione?
La pallavolo è stata una fase meravigliosa ma anche molto esigente. Dagli 8 ai 21 anni sono stata immersa nella disciplina e nella competizione. Ho imparato moltissimo su impegno, lavoro di squadra e superamento dei propri limiti. Mi ha però portata anche a sviluppare un rapporto molto esigente con me stessa. Quando ho lasciato la pallavolo e sono entrata nel mondo aziendale, ho trasferito lì quell'atteggiamento e ho ottenuto risultati importanti. La pandemia è stata un momento di rivelazione.
Mi sono ritrovata a raggiungere tutti gli obiettivi sulla carta sentendomi però completamente scollegata da me stessa. È stato allora che ho deciso di fermarmi e cercare qualcosa di più significativo. Lo yoga è tornato nella mia vita, non come attività fisica ma come pratica di guarigione. Ho capito che dovevo cambiare il modo in cui mi muovevo nel mondo.
Lo yoga è tornato nella mia vita, non come attività fisica ma come pratica di guarigione
Com'è nata Casa Kavi e qual è il suo scopo?
Casa Kavi è nata come un sogno durante il mio viaggio di nozze. In quel momento mi sono permessa non solo di sognare qualcosa di diverso, ma anche di immaginare un luogo in cui altri potessero trovare ciò che io cercavo: pace, autenticità e connessione.
L'obiettivo di Casa Kavi è offrire un rifugio in cui le persone possano esplorare chi sono davvero. Il nome «Kavi» significa poeta saggio, «colui che vede», e riflette l'idea che le risposte che cerchiamo esistono già dentro di noi. Vogliamo essere quello spazio in cui ci si può riconnettere con se stessi, attraverso lo yoga, la meditazione, il movimento o la creatività.
Non vogliamo essere solo uno studio di yoga, ma anche un luogo che apre porte verso l'autenticità. Lavoriamo a partire dal corpo e dalle emozioni, con strumenti diversi come la danza, il canto e l'arte. Vogliamo che chiunque varchi la nostra porta senta che è un posto sicuro per esplorare ed essere se stesso.

Che cos'è per te l'autenticità?
Per me autenticità significa connettersi con chi siamo davvero, con ciò che ci dà pace e senso. Significa vivere in accordo con il nostro corpo emotivo, con i nostri desideri più profondi e i nostri valori, senza cercare di soddisfare aspettative esterne che non ci rappresentano. Quando dico che le risposte sono dentro di noi, lo intendo letteralmente: il nostro corpo è una guida straordinaria. Se impariamo ad ascoltarlo, ci mostrerà la strada verso il nostro sé autentico.
Per esempio, quando qualcosa ti entusiasma o ti emoziona davvero, non è un caso. Credo fermamente che veniamo al mondo con una predisposizione unica, con talenti, esperienze e sensibilità che definiscono chi siamo. La nostra autenticità si manifesta in ciò che ci tocca nel profondo.
Per accedere all'autenticità dobbiamo imparare ad ascoltarci, partendo dal corpo, perché la mente tende a essere rumorosa. Quando prendiamo decisioni o affrontiamo situazioni, il corpo invia segnali: questo mi dà pace? Mi dà energia o me la toglie? Questo processo, che a volte chiamiamo intuizione, è una connessione profonda con noi stessi.
In fondo l'autenticità non è una meta ma un cammino. Significa essere disposti a osservarci, ad ascoltarci e ad accettare che, così come siamo, possediamo già le risposte e il potenziale per vivere pienamente.
Autenticità significa connettersi con chi siamo davvero.
Che eredità ti piacerebbe lasciare?
Per me l'eredità non è qualcosa di materiale o tangibile; non si tratta di costruire monumenti o statue. La mia idea di eredità ha più a che fare con l'energia che lasciamo dietro di noi, con l'intenzione con cui ci muoviamo e con i valori che trasmettiamo alle persone e all'ambiente. Credo che il mio contributo più grande oggi sia il messaggio dell'autenticità, un invito costante a essere chi sei davvero. È fondamentale per onorare la vita e lo scopo che ciascuno porta con sé.
La vita è breve e la natura ce lo ricorda continuamente. È una fonte inesauribile di insegnamenti, che dà senza chiedere nulla in cambio. L'acqua ci mostra quanto sia importante fluire, nutrire e adattarsi; la terra è un rifugio e un ecosistema perfetti in cui tutto può trasformarsi, e ci ricorda che i semi che piantiamo oggi possono diventare qualcosa di grande domani.
L'albero non mette in discussione il proprio posto né pensa: «Dovrei stare qui o là?». Semplicemente è, assorbe la luce, dona ossigeno e compie il proprio scopo. Questo mi fa riflettere su come viviamo: spesso ci allontaniamo dall'essenziale, dalla nostra vera natura.
A Casa Kavi il mio obiettivo è avvicinare le persone alla semplicità, a quella connessione con ciò che è organico e autentico. Se posso lasciare qualcosa, spero sia l'idea di vivere con intenzione, con presenza, prendendoci cura di noi, degli altri e del nostro ambiente. Questa è l'eredità che voglio condividere.
L'albero non mette in discussione il proprio posto; semplicemente è.

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Che ruolo ha la gratitudine nella tua vita e quali pratiche hai adottato per coltivarla?
La gratitudine è stata una delle pratiche più trasformative della mia vita. Il mio messaggio è semplice: «Sii grato ogni giorno, qualunque cosa accada». Ci sono giorni in cui sembra più difficile trovare qualcosa per cui essere grati, ma c'è sempre qualcosa, anche le cose più elementari: l'accesso all'acqua potabile, la possibilità di muoversi o semplicemente essere qui, in questo momento.
La gratitudine è come regolare la messa a fuoco della propria macchina fotografica. Quando inizi a guardare la vita da questa prospettiva, il bicchiere non è più mezzo vuoto ma mezzo pieno, o addirittura pieno del tutto. Scopri che ti serve meno per sentirti soddisfatto e inizi a notare l'abbondanza che c'è sempre stata, anche se prima non l'avevi apprezzata.
Una cosa che ritengo fondamentale è creare uno spazio fisico per questa pratica. Nel mio caso ho un piccolo altare in casa dove metto oggetti significativi: lettere, messaggi, candele o qualsiasi cosa mi ispiri. Questo spazio è diventato il mio angolo sacro, un luogo in cui posso fermarmi, respirare e connettermi con quel senso di gratitudine. Per esperienza, la gratitudine crea un ponte tra lo scopo e il cuore e mi aiuta a prendere decisioni più chiare, allineate con ciò che conta davvero.
Sii grato ogni giorno, qualunque cosa accada
Hai un principio o un valore che guida la tua vita, soprattutto nei momenti difficili?
Sì, c'è un messaggio diventato la mia stella polare, qualcosa a cui torno continuamente: tutto è perfetto. Anche se a volte non capisco perché le cose accadano in un certo modo, confido che ogni esperienza, ogni momento abbia uno scopo. Le cose potrebbero non andare come previsto, o potrei affrontare una sfida che non ho chiesto, ma invece di resistere cerco di aprirmi a ciò che quel momento vuole insegnarmi.
Nei momenti difficili questo pensiero mi aiuta a tornare al presente e a trovare pace, anche nell'incertezza. Ed è ciò che mi mantiene autentica: fidarmi che ogni passo, anche il più complicato, fa parte di un cammino più grande che sto ancora scoprendo.
Ogni esperienza, ogni momento ha uno scopo
Scopri lo yoga olistico a Casa Kavi
Che cosa significa per te la parola «libertà»?
La libertà, nella sua essenza più spirituale, non riguarda ciò che accade intorno a noi ma ciò che accade dentro di noi. È rendersi conto che, qualunque cosa succeda all'esterno, possiamo sempre scegliere come rispondere. Quella libertà interiore è il nostro potere più grande ed è sempre disponibile, anche se a volte lo dimentichiamo.
Quando qualcuno ci ferisce o ci mette alla prova, di solito reagiamo automaticamente, spinti da schemi o emozioni accumulate. La vera libertà, però, sta nella nostra capacità di fermarci, respirare e scegliere consapevolmente come agire. Quella pausa, quello spazio tra impulso e azione, è il luogo della libertà emotiva e spirituale. Lo yoga ci allena ad abitare quello spazio. Ci aiuta a osservare le emozioni, a riconoscere gli schemi automatici e a scegliere consapevolmente le nostre risposte.
Quello spazio tra impulso e azione è il luogo della libertà emotiva e spirituale
Abbiamo parlato di eredità: come concretizza Casa Kavi quello scopo?
Se dovessi riassumerlo in una parola, sarebbe permesso. Il permesso di essere chi siamo davvero, di esplorare senza paura e di creare spazi in cui connetterci con la nostra autenticità. Credo che spesso viviamo limitati da aspettative esterne o autoimposte, e il mio desiderio è invitare le persone a darsi il permesso di esplorare e di diventare la loro versione più autentica, senza giudizi né limiti.
Permesso, spazio e autenticità sono i tre pilastri che guidano sia la mia vita personale sia questo progetto. Credo che quando ci permettiamo semplicemente di essere, trasformiamo non solo noi stessi ma anche il mondo intorno a noi. Spero che la mia eredità ricordi che la pace e la pienezza non arrivano da fuori ma da dentro, e che tutto inizia quando ci diamo il permesso di essere chi siamo davvero.
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In questa intervista Kathi ci ha guidati lungo il suo percorso ispirante verso l'autenticità, la gratitudine e la libertà interiore. Dal suo magico primo incontro con lo yoga alla creazione di Casa Kavi, ci ha mostrato come riconnettersi con se stessi possa trasformare profondamente la nostra vita.
Kathi ci invita a darci il permesso di essere autentici, a riconnetterci con la nostra essenza e a trovare pace tra le complessità della vita moderna. Il suo sguardo sullo yoga come pratica di guarigione e scoperta di sé ci ricorda che le risposte che cerchiamo sono già dentro di noi, in attesa di essere ascoltate.
La sua attenzione alla consapevolezza e alla conoscenza di sé ci incoraggia a guardare oltre la superficie e a connetterci con il nostro sé più autentico. Kathi ci lascia una lezione potente: a ogni passo, a ogni cambiamento, abbiamo sempre la possibilità di trovare pace, amore per noi stessi ed equilibrio.
Grazie, Kathi @kathirud, per aver condiviso la tua visione e per ricordarci che il cammino verso la pienezza inizia con un semplice atto di connessione interiore.



